Il Cloud: da promessa a realtà

Ieri, parlare di cloud voleva spesso dire credere nella promessa di una nuova modalità di gestione dell’infrastruttura IT, fatta di un fantomatico trasferimento di parte dei servizi in un ambienti virtuali, senza che si potessero realmente cogliere – nella pratica operativa – i reali vantaggi collegati a tale promessa.

Oggi per fortuna le cose sono cambiate. Esistono esperienze concrete e parlare di Cloud vuol dire riferirsi ad una “realtà” verso la quale investire con cognizione di causa.

Nel corso degli ultimi anni il concetto di cloud si evoluto e strutturato. Le barriere che generavano perplessità e confusione sono state superate. Nella sua fase iniziale, il cloud è stato proposto come “Cloud Pubblico”: l’azienda può usufruire di un servizio che permette di utilizzare lo storage e l’elaborazione dei dati o altri servizi IT tramite un portale online pagando il costo del servizio ad una società offsite. I vantaggi? Facilità d’uso, scalabilità, capacità di adattamento ai carichi di lavoro. Svantaggi? Problemi di sicurezza, di tutela della privacy, di controllo dei dati.

Non avere una garanzia sulla tutela dei dati aziendali e personali ha generato discussioni e dibattiti. Si è resa necessaria, quindi, una ridefinizione delle modalità di gestione del servizio che ha portato alla reintroduzione del concetto di “Cloud Privato”. Ossia la possibilità di implementare infrastrutture Cloud interne, in grado di far conseguire all’azienda un miglioramento dell’efficienza operativa ma che non la costringessero ad una esternalizzazione di dati, servizi o funzioni. Questo approccio, non solo aiuta a mitigare le preoccupazioni sulla sicurezza e sul monitoraggio dei dati, ma porta ad una significativa riduzione dei costi. E’ stato poi introdotto il “Cloud Ibrido”. Ossia un modello basato sul mix dei due precedenti, che prevede il ricorso a servizi esterni ove e quando possibile e conveniente, e l’implementazione di architetture cloud interne quando necessario.

L’approccio delle aziende nei confronti di questa tecnologia si è evoluto e molte piccole e medie aziende e Start-Up hanno iniziato ad investire all’interno della nuvola.

I vantaggi riconosciuti sono:

  • Nessun investimento iniziale elevato. Non sono in genere previsti, infatti, costi di attivazione o costi che possano incidere sulla scelta di ridurre le risorse a vantaggio dell’innovazione.
  • Costi Ridotti in quanto ripartiti per esercizio.
  • Modalità Pay per use che permette di pagare solo quanto realmente utilizzato.
  • Possibilità di espandere la propria infrastruttura IT per periodi di tempo limitati, in funzione di particolari necessità
  • Riduzione del gap tra le PMI e le medio–grandi aziende per quel che riguarda i vantaggi su economie di scala nell’IT
  • Possibilità di effettuare investimenti step by step decidendo di utilizzare il cloud solo per la gestione di nuovi servizi.
  • Piena continuità dei servizi. E’ possibile, infatti, replicare i dati in luoghi sicuri ed accedere in modalità “as a Service” solo quando effettivamente necessario.

Perché tutto ciò configuri un vantaggio reale è di fondamentale importanza, tuttavia, sviluppare correttamente le attività di monitoraggio connesse all’implementazione di una infrastruttura cloud. Quanto cambia la gestione dell’infrastruttura IT con l’introduzione del Cloud? Il dipartimento IT ha il compito di monitorare costantemente server, applicazioni e infrastrutture di storage per evitare disservizi e mal funzionamenti. È importante considerare che tale attività si deve estendere anche alle soluzioni dislocate nel cloud . Il monitoraggio dei livelli di servizio e l’analisi delle modalità inerenti il ricorso all’infrastruttura cloud aiutano infatti ad ottimizzare ulteriormente i costi e comprendere come gestire al meglio il ricorso a questa nuova modalità di accesso ai servizi.

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